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John Littlejohn

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LA BIOMECCANICA DI JOHN LITTLEJOHN

Dott. Ivano Colombo

Osteopata D.O. M. Roi - Dottore in Fisioterapia

Per comprendere a fondo la biomeccanica di John Littlejohn, dobbiamo variare il punto di vista, riguardo alla visione classica che abbiamo del rachide, diviso in altre parole in tratti (cervicale, dorsale, lombare, sacrale e coccigeo) ed in curve (lordosi cervicale e lombare, cifosi dorsale e sacrale). Queste curve, con la loro tensione articolare determinata dall’architettura dei corpi vertebrali, dai tessuti, legamenti e muscoli che li circondano, ci permettono di reagire ad una forza di gravità che, costantemente ci schiaccia al suolo. In rapporto alla stazione eretta, il Dr. Littlejohn ha studiato le differenti linnee di forza cui le componenti meccaniche dell’organismo devono sottostare. Queste linee di forza divise in rette e curve, si correlano tra loro determinando in ogni individuo un modello funzionale del rachide, che è interdipendente tra funzione, struttura e gravità. E’ quindi rivalutato ulteriormente in concetto di visione globale del sistema, proprio dell’osteopatia, che vede coinvolto l’intero organismo. Non potremo considerare separatamente le sue porzioni, e tantomeno potremo intervenire regionalmente per apportare una correzione, senza considerare la globalità del sistema.
LE LINEE DI FORZA
Tra le linee rette si riconoscono:
Una linea centrale di gravità del corpo
Una linea anteriore
Una linea traversa pubica
Una linea anteroposteriore
Due linee posteroanteriori

Linea centrale di gravità
Rappresenta la forza che la gravità esercita sul nostro corpo in stazione eretta: ha una direzione ed un senso, oltre che un campo d’applicazione teorico rappresentato dal Centro di Gravità. Il CdG può essere considerato la risultante della forza peso di ciascuna componente organica, e può essere rappresentato all’incirca anteriormente al soma di L3. Al suolo, nel normotipo, cade leggermente anteriore rispetto al malleolo
Linee anteroposteriore e posteroanteriori
Sono linee che partono dal limite superiore della colonna vertebrale e giungono sino all’estremità inferiore del complesso funzionale
La linea anteroposteriore parte dal margine anteriore del forame occipitale e arriva all’apice coccigeo; durante il suo tragitto attraversa il soma vertebrale di D11 e D12 e le faccette articolari di L4 e L5. Non a caso frequentemente noi osserviamo nella pratica restrizioni di movimento di D11 e D12
Le linee posteroanteriori partono dal margine posterolaterale del forame occipitale e si dirigono verso l’articolazione coxofemorale del lato opposto, sino alla sommità del tetto acetabolare. S’incrociano nel normotipo a livello di D4 e D5, considerata anche centro di gravità del tronco

Rappresentando le linee anteroposteriore e posteroanteriori su di un modello grafico si visualizzano due triangoli di funzionamento, superiore ed inferiore; la base del superiore è verso il cranio e quella del triangolo inferiore è rivolta verso il bacino.
Si delinea un punto pivot importante, risultante dall’incontro dei vertici dei due triangoli, situato intorno a D4. Da un punto di vista biomeccanico, in questa zona abbiamo il massimo grado di movimento a compasso delle coste, e nella torsione del rachide, la massima escursione di movimento. Una disfunzione in questo settore provocherà grosse restrizioni di movimento e ripercussioni ampie sul sistema muscolo scheletrico; lecito affermare quindi che questa zona funge da anello debole della catena funzionale. Spesso schemi in torsione del triangolo superiore determinano schemi in torsione contraria in quello inferiore, per effetto delle linee di forza di Littlejohn.
Costruendo un triangolo in corrispondenza d’ogni segmento vertebrale, avente per vertice l’intersezione con queste linee, ne sarebbero tutti triangoli isosceli con un proprio centro corrispondente al baricentro risultante da queste linee di forza. Inoltre, solo L3 avrebbe questo baricentro ricadente all’interno del proprio soma, quasi esattamente al centro. Considerato che precedentemente, sempre L3 era fulcro del CdG, si evidenzia l’importanza focale di questa vertebra nella distribuzione degli equilibri e dei carichi funzionali. Tutti i movimenti corporei devono svolgersi attorno al centro di gravità e alla sua proiezione al suolo, che deve ricadere sempre all’interno nel poligono di sostegno. Motivo per cui L3 deve godere di un buon equilibrio funzionale per assicurare che ciò avvenga. L3 può essere considerata, supportante di tutte le strutture che le stanno sopra e sostenente tutte quelle che stanno sotto ad essa. Per questo motivo, oltre che vertebra chiave dell’equilibrio funzionale, e necessariamente il punto più debole di questo sistema. Assume significato l’affermazione " in ogni movimento corporeo ciascun segmento vertebrale si deve accomodare alle potenzialità di L3".

Il triangolo superiore
Ha la funzione di mantenere la posizione del cranio sul rachide cervicale
Disfunzioni a carico di D3 – D5
Sintomatologia a livelli superiori e rachide cervicale
Tensione complesso muscolare cervico cranico
Coinvolgimento dei nervi frenici e pneumogastrici (visceromotricità organi toracici ed addominali)
Il triangolo inferiore
Con la sua base solida è equilibratore delle tensioni addominali e del contenuto viscerale, e funge da supporto per la colonna vertebrale
Linea anteriore e Linea transpubica
Parallelamente alla linea centrale di gravità, si estende dal mento alla sinfisi pubica, ed è perpendicolare alla linea trasversa pubica, con la quale entra in relazione. Viene anche definita linea di pressione toraco-addominale. Linea anteriore e linea centrale di gravità devono lavorare sinergicamente insieme per mantenere uno schema di funzionalità del sistema corretto.
La linea transpubica è orizzontale e unisce i due tubercoli pubici; deve essere perpendicolare sia alla linea anteriore sia a quella centrale di gravità. In questa situazione con le linee verticali, assicura un equilibrio pressorio toraco-addominale.
Se la proiezione della linea anteriore passasse davanti alla linea transpubica si determinerebbe un equilibrio posturale definito Anteriore; nel caso opposto, vale a dire di una proiezione posteriore rispetto alla linea transpubica, si avrebbe un equilibrio posturale posteriore.
Le caratteristiche funzionali di questi diversi equilibri, si possono sintetizzare come segue.
Equilibrio anteriore:
Iperlordosi del complesso OAE e rettileinizzazione del rachide cervicale inferiore
Cerniera cervico dorsale sofferente per sovraccarico tensionale
Muscoli e legamenti delle catene funzionali posteriori contratti ed ipertesi
Punto di massima tensione attorno a D11, D12
Tensione lombosacrale
Muscoli medio gluteo, crurali e retto femorale in tensione
Ginocchio in iperestensione/recurvato con tensione sull
inserzione tendinea della zampa doca
Muscoli della gamba stirati
Linea di gravità che termina a livello metatarsale
Mento elevato
Bacino anteriorizzato sulla testa femorale
Linea anteriore decentrata
Pressione toraco addominale modificata
Equilibrio posteriore:
Iperestensione occipitale
Inclinazione verso il basso del collo
Ipercifosi dorsale
Iperlordosi lombare
Tensione sacroiliaca
Tensione dei muscoli anteriori della coscia
Ginocchio in semiflessione
Muscoli IPT in accorciamento
Perturbazione delle pressioni toraco addominali
Muscoli anteriori della gamba in tensione
Linea di gravità che termina a livello retromalleolare

ARCHI FUNZIONALI
Dal punto di vista funzionale il rachide è diviso in archi, così determinati dalla struttura e dalle sue modificazioni anatomiche.
Il primo arco, detto anche arco cervicale, corre da C1 a C4; da C6 scendendo vero il basso, la struttura anatomica delle vertebre comincia a cambiare e quindi dal punto di vista funzionale troviamo il secondo arco, detto arco medio o dorsale, che si estende da C6 a D8. Da D9 in poi le vertebre iniziano ad assumere una forma quasi lombare e quindi si evidenzia un terzo arco, detto anche arco lombare, che va da D10 a L4. Questa suddivisione evidenzia che vi sono delle vertebre, e precisamente C5, D9, L5, che fungono da passaggio tra un arco e l’altro, definite pivots interarco, che sono di fondamentale importanza per il corretto funzionamento degli equilibri tra gli archi funzionali. Esiste in verità anche l’arco sacrale, del quale L5 è il pivot interarco.
Questa suddivisione, dettata dalla struttura e soprattutto alla funzione, ci fa comprendere come, spesso le disfunzioni che riscontriamo nelle vertebre pivots, non sono primarie, ma conseguenti alla disfunzione di un arco. Al contrario, nei traumi (colpo di frusta, ecc.), sono proprio le vertebre pivots a sopportare le maggiori conseguenze, poiché sono il centro di funzionamento degli archi.
S’individuano così delle vertebre che possono più facilmente delle altre entrare in disfunzione. Littlejohn individua che nell’arco cervicale la porzione C3-C5 è il punto debole tensionale. Nell’arco medio C7 – D1 è il punto critico tensionale, mentre come già affermato in precedenza D4 il centro delle sollecitazioni meccaniche a livello delle faccette articolari. Nell’arco lombare individuiamo L3 vertebra chiave, con accumulo gravitario sulle faccette articolari di L2 – L4.

Il livello C3-C5 diventa in disfunzione di qualsiasi restrizione di movimento possa esserci in C0-C1 o in D2-D3.La porzione C3-C5 può essere considerata l’ammortizzatore delle problematiche immediatamente sottostanti e sovrastanti. La seconda curva subisce le maggiori sollecitazioni di tipo gravitario; il tratto D8-D9 è quello più sollecitato, anche in questo caso, la zona ammortizzerà e subirà le disfunzioni immediatamente sovrastanti e sottostanti. Così, nella terza curva L3 subirà le disfunzioni tra D12 ed il sacro.

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