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La Manipolazione Viscerale
Ivano Colombo D.O. M Roi
Osteopata Fisioterapista
Il concetto osteopatico che discuteremo in quest’articolo e quello che asserisce che gli organi o visceri in condizione di benessere possiedono un movimento fisiologico. Abbiamo visto altre volte come in osteopatia il concetto di movimento sia ritenuto basilare: il movimento è la vita, l’assenza di movimento è la morte. Il movimento dei visceri è dipendente dalle membrane sierose che avvolgono l’organo, dalle connessioni legamentose e da tutte quelle strutture vive che li connettono alle altre parti dell’organismo. Divideremo concettualmente il movimento viscerale in due elementi: la mobilità viscerale, fenomeno in risposta al movimento volontario (ad esempio rispetto al movimento del diaframma); la motilità viscerale, cioè la possibilità del viscere di muoversi autonomamente. Questi due elementi del movimento viscerale devono in fisiologia integrarsi e compensarsi; quando una sola di queste due componenti subisce un’alterazione, la funzionalità del viscere si modifica.
Il movimento viscerale si divide in categorie, secondo l’apparato che lo influenza o lo controlla
Il sistema nervoso somatico
Il sistema nervoso autonomo
Il ritmo craniosacrale
La motilità viscerale
Il movimento viscerale influenzato dal sistema nervoso somatico è il più intuibile ed evidente. I visceri che con i loro legamenti e le loro strutture fasciali sono direttamente connessi al sistema muscolare, scheletrico e legamentoso, sono influenzati dallo spostamento meccanico di queste strutture. Il fegato ad esempio in una flessione del busto in avanti si muoverà in avanti scivolando sopra il duodeno sulla flessura epatica del colon sottostante.
Il movimento influenzato dal sistema nervoso autonomo è concertato direttamente dal movimento diaframmatico, dal movimento cardiaco e dal movimento peristaltico. Il diaframma che effettua circa 20.000 contrazione durante le 24 ore, attira e respinge durante la sua attività il cuore e i polmoni, nonché i visceri addominali. Il movimento cardiaco che si ripete per circa 100.000 volte il giorno, influenza direttamente polmoni, esofago e mediastino, e diaframma. Il movimento peristaltico, anche se in forma minore rispetto ai precedenti, con le sue grandi onde contrattili, interessa gli organi cavi.
Il movimento cranio sacrale induce con i suoi ritmi di flessione ed estensione, attraverso la tensione delle membrane un movimento armonico e continuo.
La motilità viscerale è la più difficile da spiegare e la più ostica da comprendere. Ad eccezione della peristalsi, tutti i movimenti viscerali fin qui descritti, sono passivi e sono influenzati da fattori esterni. I visceri però possiedono una motilità propria, indipendente da fattori esterni. Questa motilità è percettibile al tatto affinato da un’adeguata sensibilità. Non vi sono spiegazioni scientifiche per quest’affermazione e gli osteopati lo conoscono solo attraverso la fine esperienza palpatoria di cui spesso abbiamo affermato l’utilità.
In fisiologia, ogni organo si muove in direzioni particolari e lungo assi ben definiti. I cambiamenti di questi movimenti possono essere causati da una variazione dell’asse o dell’ampiezza. I cambiamenti daranno luogo ad uno o più dei seguenti esiti:
Definita patologia locale con sintomi
Inizio di patologia locale, asintomatica
Postumi locali di una vecchia patologia cui il soggetto si è ben adattato
Patologia a distanza in un organo che ha relazioni " articolari" con esso
Patologia in una struttura che ha relazioni vascolari, nervose o fasciali.
A causa delle relazione tra gli organi all’interno dell’organismo, a volte assistiamo a delle vere e proprie reazioni a catena. Queste catene possono essere costituite da ogni combinazione di legami tra organi, muscoli, fascia e ossa. Il peritoneo rappresenta il collegamento tra tutti gli organi e le strutture collegate ed agisce da membrana di tensione reciproca. Attraverso esso tensioni modificate in un organo si distribuiscono e si sviluppano in altri settori concatenandosi.
Si parla di fissazioni quando si riscontra una diminuzione del movimento del viscere: si dividono in fissazioni articolari ( aderenze e restrizioni), fissazioni legamentose o ptosi e fissazioni muscolari o viscerospasmi.
Le fissazioni viscerali hanno come conseguenza una perdita della mobilità e della motilità a causa delle insufficiente scorrimento dell’organo sulle strutture contigue; se vi è solo una riduzione della motilità vengono definite aderenze; se sono influenzate sia la motilità che la mobilità le chiamiamo restrizioni. Possono essere sia totali che parziali e sono in genere esiti di patologie infettive o di interventi chirurgici.
Le fissazioni legamentose raggruppano tutti i disturbi dei visceri causati da grave lassità dei mezzi di unione, il che comporta ptosi dell’organo.
Le fissazioni muscolari o viscerospasmi interessano quasi esclusivamente gli organi cavi dotati di una doppia muscolatura liscia con fibre muscolari longitudinali e trasversali.
La valutazione del paziente nel contesto della manipolazione viscerale si esegue ponendo l’attenzione su alcuni aspetti dell’esame tradizionale: la palpazione, la percussione e l’auscultazione. Avendo descritto l’importanza dell’attività muscolo scheletrica per la mobilità e la motilità viscerale, diventa di fondamentale importanza effettuare i tradizionali tests dell’apparato muscolo scheletrico.
Dopo aver effettuato tutti i tests a disposizione ed aver formulato una diagnosi osteopatica, si possono adottare le tecniche di manipolazione viscerale per restituire la mobilità o la motilità di un organo utilizzando in modo dolce forze specifiche.
Esistono tre tecniche di manipolazione viscerale:
Tecniche dirette con braccio di leva corto; influiscono sulla mobilità e vengono effettuate con i cuscinetti delle dita di una o di entrambe le mani. Consistono nell'applicazione di una leggera forza di trazione per mettere l’organo o parte si esso in tensione e poi mobilizzarlo mantenendolo in tensione.
Tecniche indirette con braccio di leva lungo; si usa un appoggio diretto sull’organo che lo mette sotto tensione. In genere la leva lunga viene utilizzata in caso di organi che non possono essere raggiunti dalla tecnica diretta (es. polmoni e mediastino).
Tecniche di induzione; hanno lo scopo di ripristinare la motilità. L’induzione è un movimento esercitato dalla mano dell’osteopata in armonia ed in direzione della motilità. Ogni trattamento viscerale deve terminare con una tecnica di induzione perché è questa che rilancerà la vitalità di un organo.
Una manipolazione deve rispettare la legge del " primum non nocere". Ad esempio una manipolazione viscerale non dovrebbe essere eseguita su pazienti con infezioni acute. I corpi estranei costituiscono un pericolo per cui bisogna porre molta attenzione agli IUD, ai calcoli ed in genere a tutto ciò che può ledere i tessuti. La manipolazione di un rene con i calcoli non è controindicata , ma prima bisogna accertarsi che l’evacuazione del calcolo non sia pericolosa e che la sua migrazione non provochi un’ostruzione urinaria e complicazioni infettive.
La manipolazione viscerale, risulta quindi un’importante tappa del trattamento osteopatico, e molto spesso ottiene risultati sorprendenti sulla restituzione dello stato di benessere al paziente.
Bibliografia
Jean Pierre Barral – Pierre Mercier (1998) Manipolazione Viscerale 1- Castello Editore 1: 5,27