Centro Fisioterapico Arcorese


Vai ai contenuti

Nervo Trigemino

Argomenti Utili

IL NERVO TRIGEMINO: considerazioni osteopatiche

Dott. Ivano Colombo
Osteopata D.O. M. Roi - Dottore in Fisioterapia

Il nervo trigemino è il più voluminoso dei 12 nervi cranici. è il responsabile della maggior parte delle afferenze sensoriali del viso, del cuoio capelluto del globo oculare, della congiuntiva, delle ghiandole lacrimali, del padiglione auricolare, del canale uditivo esterno, della cavità nasale, della cavità orale, dei denti, dell’articolazione temporomandibolare, della rinofaringe, delle membrane meningee, della fossa craniale anteriore e mediana, della parte superiore del tentorio del cervelletto. Riceve afferenze propriocettive dai muscoli masticatori (massetere, temporale e pterigoidei), dai muscoli oculomotori esterni e dai muscoli mimici (dell’espressione facciale). Fornisce l’innervazione motoria ai muscoli masticatori, miloioideo ventre anteriore del digastrico, tensore del velo palatino e del timpano.
Seguiamo anatomicamente e
discutiamo dal punto di vista osteopatico il percorso del nervo trigemino.
Anatomicamente si divide in tre branche principali: oftalmica, mascellare e mandibolare.
I nuclei del trigemino situati nel mesencefalo (nuclei terminali), ponte (nuclei principali) e bulbo entrano poi nella sostanza gelatinosa del midollo spinale (nuclei spinali) e si estendono in basso sino a livello di C2.
Le fibre nervose, uscite dai nuclei principali (ponte), confluiscono nel ganglio semilunare o ganglio di Gasser percorrendo una distanza di circa 2 cm. Qui la dura madre si sdoppia ed offre alle radici uno spazio in cui sono accolte, immerse nel liquor cefalorachidiano. Sboccano in un’invaginazione detta cavum trigeminale nel quale le meningi si fondono col tessuto connettivo del ganglio di Gasser e creano una barriera per il liquor che non può andare oltre. Il cavum è situato in vicinanza del seno venoso petroso e dei seni cavernosi. Il ganglio è in stretto rapporto con l’arteria carotide. Le fibre motorie, provenienti dal nucleo motore, non attraversano il ganglio, ma lo oltrepassano sotto, raggiungendo il nervo mandibolare e fuoriuscendo dal forame ovale.
E’ evidente, analizzando questo primo tragitto anatomico, quanto il ganglio di Gasser possa essere influenzato da tensioni membranose della falce e del tentorio, da un cattivo drenaggio dei seni petroso e cavernoso e da una compressione dell’arteria carotide. In questo caso possono essere utili tecniche di riequilibrio delle tensioni della falce del cervello e del tentorio del cervelletto, una valutazione della mobilità dei temporali e dello sfenoide, la liberazione della sutura sfenopetrosa. Necessaria la tecnica per il drenaggio dei seni associata alla liberazione dello stretto toracico superiore. Utile anche verificare ed eventualmente liberare eventuali restrizioni di mobilità a livello di C0-C1-C2.
DIVISIONE OFLTAMICA
La divisione oftalmica del nervo trigemino esce dal ganglio e si stende sulla parte anteriore inclinata della rocca petrosa del temporale; prosegue il suo cammino per circa 2,3 cm dentro la parete membranosa durale laterale dei seni venosi cavernosi, dove si estende insieme al nervo oculomotore e trocleare; quindi entra nell’orbita attraverso la fessura orbitale superiore. Nell’orbita si divide nelle tre branche terminali: lacrimale, frontale e nasociliare. Prima di entrare nell’orbita, da origine a fibre che aderiscono al nervo trocleare e che si dirigono al tentorio del cervelletto.
Il rapporto del nervo oftalmico con il seno cavernoso rende anche in questo caso necessario il buon funzionamento del sistema venoso di drenaggio del cranio. Attraverso il rapporto delle fibre tentoriali , una tensione membranosa del tentorio del cervelletto, può essere avvertita come dolore dietro l’occhio. In questo caso tecniche di normalizzazione dell’orbita e di ripristino delle corrette tensioni membranose potranno essere risolutive.
Il nervo lacrimale è il più piccolo delle tre branche del nervo oftalmico; entra nell’orbita circondato dal suo rivestimento durale attraverso la fessura orbitale superiore, poi decorre lungo il bordo superiore del muscolo retto laterale, ed entra nella ghiandola lacrimale insieme all’arteria lacrimale.
Una tensione durale può disturbare la funzionalità del nervo lacrimale e manifestarsi con dolore nella palpebra superiore, nella congiuntiva o nella ghiandola lacrimale. Dal punto di vista osteopatico si utilizzano tecniche V-spread per le tensioni del manicotto durale, e tecniche di normalizzazione del frontale e dello sfenoide, nonché dell’orbita e del palato.
Il nervo frontale è il più grande delle tre branche del nervo oftalmico. Da dissezioni effettuate sembra che non presenti alcun rivestimento durale quando entra nell’orbita dove si trova in posizione superiore rispetto al muscolo retto laterale.
Il nervo nasociliare è la terza branca del nervo oftalmico. Entra nell’orbita tra i due capi del muscolo retto laterale; impegna il forame etmoidale anteriore prendendo il nome di nervo etmoidale anteriore. Entra nella volta craniale sotto la lamina cribrosa dell’etmoide, corre lungo un canale nella lamina ed entra nelle cavità nasali attraverso una fessura vicino alla crista galli. Prima di attraversare il forame etmoidale da origine ad una branca detta nervo infratrocleare, sensitivo rispetto alla congiuntiva, al sacco lacrimale all’angolo mediale dell’occhio ed alla pelle delle palpebre e della parte laterale del naso.
Si noti come le varie branche del nervo oftalmico, abbiano spesso rapporto nel loro decorso con i muscoli retti e obliqui dell’occhio, e con altri nervi sensoriali. Questi rapporti potrebbero essere la spiegazione di come alcuni esercizi di rieducazione degli occhi possano avere benefici su alcuni tipi di cefalee e su nevralgie craniocervicali e facciali.
DIVISIONE MASCELLARE
Questa porzione del nervo trigemino è interamente sensoriale. Il nervo mascellare esce dal ganglio tra le altre due divisione del trigemino, corre lungo la parete del seno cavernoso, attraversa il forame rotondo ed esce dalla volta craniale. Lungo questo percorso incrocia la sutura petrosfenoidale.
Questo rapporto è osteopaticamente molto importante; una disfunzione della sutura petrosfenoidale può compromettere la normale funzionalità del nervo mascellare.
Dopo aver attraversato il forame, in nervo entra nella fossa pterigopalatina, nella quale è situato il ganglio sfenopalatino. Il nervo mascellare attraversa il ganglio senza fare sinapsi.
Si può trattare questa parte del nervo indirettamente attraverso il ganglio attraverso tecniche specifiche intrabuccali, da dove si può raggiungere la fossa pterigopalatina.
In questa fossa ha origine una diramazione zigomatica con due nervi che proseguono il loro cammino con la branca infraorbitale dell’arteria mascellare; entra nell’orbita attraverso la fessura orbitale inferiore. Ha origine poi una branca alveolare mediana superiore per l’innervazione dei denti dell’arcata superiore.
Il nervo infraorbitale transita molto vicino al seno mascellare che è situato sotto l’orbita; una congestione o un’infiammazione di questo seno può interferire con la funzionalità del nervo ( possono manifestarsi sintomi come disfunzione oculare o marcata ipersensibilità cutanea). Altre strutture ossee possono influenzare negativamente il nervo : il mascellare, il palatino, lo sfenoide, lo zigomatico ed il temporale.
DIVISIONE MANDIBOLARE
È la più grande branca del trigemino ed ha una funzione sia sensitiva che motoria. Esce dal ganglio con una grande radice sensoriale ed una più piccola motoria che proseguono insieme il loro tragitto impegnando il forame ovale ed andando a formare il nervo mandibolare. La distribuzione sensoriale di questo nervo è molto estesa; la radice motoria è deputata all’innervazione dei muscoli temporali, massetere, miloioidei, digastrico anteriore, tensore del velo palatino e del timpano. Il nervo mandibolare è in stretto rapporto con il muscolo pterigoideo laterale e con il ganglio otico. La divisione anteriore e posteriore del nervo sono separate dal legamento pterigospinoso. Il nervo spinoso, insieme all’arteria meningea media rientra nella cavità craniale attraverso il forame spinoso.
La divisione anteriore del nervo mandibolare ha quattro branche: il nervo massetere, i nervi temporali profondi, il nervo pterigoideo laterale e il nervo buccale.
Ancora una volta riscontriamo l’importanza del rapporto che il nervo mandibolare ha con il muscolo pterigoideo laterale. Questo muscolo è grosso modo di forma triangolare con gli angoli rappresentati dallo sfenoide, dall’articolazione temporomandibolare e dalla mandibola. Un’ipertonicità cronica di questo muscolo interferisce sensibilmente con la mobilità dello sfenoide, producendo ad esempio una disfunzione in flessione. Ne consegue sicuramente una disfunzione del nervo che con lo sfenoide ha stretti rapporti.
La struttura spesso influenza la funzione, come è vero il contrario. Le strutture ossee, membranose e muscolari in rapporto con il nervo trigemino, se in disfunzione, possono interferire con la funzionalità del nervo. Un’attento ascolto cranico da parte dell’osteopata rivela quelle che possono essere le alterazioni osteopatiche che opportunamente trattate , possono garantire una buona funzionalità.

John E. Upledger (1997) Terapia Craniosacrale –Oltre la dura madre – Editore Marrapese 1:102, 125

Home Page | Chi siamo | Ivano Colombo | Dove Siamo | I Nostri Servizi | Progetto BenchArt | Visita virtuale | Argomenti Utili | Contatti | Links utili | Mappa del sito


Oggi è sono le | cenfisarcore@virgilio.it

Torna ai contenuti | Torna al menu